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UN ALBERO, IL NOSTRO ALBERO

Leggo: se strappi un ramo ad un albero, quello non ricrescerà mai più. Ma se inizi e bagnare quell’albero potrai ricavarne soddisfazione e vedere crescere nuovi rami.

Il tavolo è ancora quello, la redazione di Numero Zero nella Casa Circondariale di Torre del Gallo. Alcuni ragazzi hanno deciso di aderire ad un corso di giustizia riparativa e mi fanno leggere un loro esempio per capire cosa si tratta.

Poche parole, una semplicità diretta anche se l’italiano non è certo l’unica lingua presente al tavolo. Un paio di riflessioni si affacciano, senza nemmeno chidere per piacere:

– tutti abbiamo rotto un ramo nella nostra vita. Tutti abbiamo il diritto e il dovere di essere attivi per migliorare ciò che ci circonda, questo brodo che amiamo e odiamo e che si compone anche di noi. Non possiamo sempre aspettare che qualcun altro agisca per noi e non importa se le nostre capacità (personali, economiche…) non ci faranno diventare la Gates Foundation… va bene anche iniziare a essere cordiali con il vicino di casa;

– i detenuti per primi sanno che cosa hanno fatto, cercano spiegazioni, un gene diverso (i miei fratelli sono tutte brave persone), la famiglia (te lo chiedono da quando sei piccolo), la pressione economica (il frigo è vuoto, oppure è meglio rischiare che faticare davvero, lavorando). Alcuni lo rifaranno, altri no. Ma io non sono un giudice, i ragazzi che incontro sono già stati giudicati (prima del primo grado di giudizio non possono partecipare alle attività). Devo e voglio vedere esseri umani nella loro interezza, a volte dimenticati da tutti, che cercano. Cercano di capire. Alcuni dietro le sbarre seguono la miglior scuola per poi essere criminali più scaltri o inseriti. Altri trovano il tempo per riflettere e capire come innaffiare il nostro albero.

Se volete leggere il risultato del nostro lavoro: www.vivereconlentezza.it

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LO SCAFFALE INFINITO

scaffale Leggere. Leggere mi fa stare bene. Non perché scelga solo testi leggeri o divertenti, ma per il gusto della scoperta, per il tempo dedicato alle parole e alle storie altrui, per l’apertura che offre al mio sguardo. Condividere una lettura, mette le ali.

Oggi mi aggiro per Lo scaffale infinito di Andrea Kerbaker, che ci racconta storie di uomini pazzi per i libri, e ne emergo con una citazione da Petrarca, accanito bibliofilo oltre che scrittore e poeta: A che serve, io domando, conoscere la natura delle belve e degli uccelli e dei pesci e dei serpenti, e ignorare e trascurare la nostra natura di uomini e lo scopo per il quale siamo nati, e dove siamo diretti?

Buona riflessione a tutti!

LA TAVOLA OVALE

Una tavola ovale. Riflessioni che fluiscono con franchezza, spontaneità, forse foga.
Si discute animatamente su dove si trovi il confine tra chi commette una ipotetica azione illegale e chi invece è criminale. L’etimologia di criminale è proprio legata al commettere un’opera fuori dalla legge, ma ciascuno ha una sua definizione, legata profondamente alle regole in cui viviamo immersi.
Potremmo utilizzare parole altrui, pensieri meglio formulati e teorie più solidamente scritte, magari da chi ha costruito modelli e plasmato il nostro sentire. Potremmo richiamare quello che ci hanno raccontato Sergio Cusani e Nando Dalla Chiesa a proposito di giustizia e legalità.
Invece oggi preferiamo scavare dentro di noi, costruire una nuova visione data dai nostri differenti punti di vista, con i nostri vocaboli imprecisi.
Siamo nella biblioteca di Torre del Gallo, Casa Circondariale di Pavia. Siamo con dieci ragazzi qui detenuti, con dieci visioni del mondo buttate sulla nostra tavola ovale.
Alle loro parole, ai loro silenzi, alle loro mani nervose, a tutti e a ciascuno di loro va oggi la mia gratitudine.

Preparazione dell'espozione delle foto di Nino Migliori nei luoghi di Giorgio Morandi

Preparazione dell’espozione delle foto di Nino Migliori nei luoghi di Giorgio Morandi

Un cioccolatino. Una bambina che lo scarta lottando con l’involucro colorato ed invitante. La sensazione di gioia per l’inatteso dono si legge chiaramente sul suo viso. E oggi (ad onor del vero sono un filino in ritardo nel riportare questo mio appunto dal quadernino al magnifico mondo della condivisione web) sul mio.

Sono tornata alla Estorick Collection, galleria d’arte italiana moderna, dopo la chiusura natalizia. Ci aspettavamo una giornata tranquilla, quasi noiosa: l’apertura con solo la collezione permanente in mostra e tre gallerie completamente sotto sopra (ben visibili dall’esterno grazie alle ampie vetrate) non avrebbe attirato molte persone, tanto più che dopo le spese natalizie e dei saldi (il 26 dicembre, Boxing Day, i negozi di Londra vengono letteralmente presi d’assalto, incluso con episodi di violenza) la corsa era diretta ora al risparmio…
Poi sono arrivati loro. Dall’Italia, meglio, da Bologna. Non pacchi di cioccolatini, ma di acquerelli e acquaforti di Giorgio Morandi. Ed è iniziata la festa. Sotto i cartelli “please do not touch the exhibits” abbiamo aperto gli scatoloni, rimosso imballaggi e sgranato gli occhi con un misto di curiosità e stupore.
La attività sembravano un danza collettiva: pareti da pitturare, lampadne da cambiare, cornici da sistemare, opere spostate più e più volte per decidere come disporle.
E tra falegnami, muratori, imbianchini, curatori ed esperti di futurismo c’ero anche io, a spostare, organizzare, sudare, ma soprattutto a guardare, a stupirmi e a toccare… a maneggiare l’arte che di solito si osserva a debita distanza, a danzare nel perludio dei una mostra ancora non nata, a chiedersi, come tutti, cosa mai ci affascini tanto nelle mille brocche delle nature morte in bianco e nero che ci stavano donando tanto stupore e meraviglia.

PENSIERI COSTITUZIONALI

Una notte insonne, il pensiero di vivere in un Paese senza Costituzione mi accompagna. In UK l’ordinamento giuridico si basa sulla Common Law (scopro durante la mia nottata che la Scozia è esclusa da questo sistema).

Ricordo la mia piccola Costituzione della Repubblica Italiana sullo scaffale vicino al letto nella mia ultima casetta in Italia. Polverosa, non spesso consultata, ma presente.

Penso all‘Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Penso che mi dedicherò al pieno sviluppo della mia persona umana, senza chiedere a nessuno di rimuovere ostacoli per me.

E mi addormento più serena.

SMILE

E’ un’altra estate londinese, di quelle che stimolano la creazione di barzellette che richiamano il diluvio universale.
Per la città si aggirano volontari, spettatori e detrattori olimpionici oltre ai nugoli di personale di servizio vicino alle stazioni che, di rosa vestiti, cercano di aiutare i visitatori nell’intricata rete dei mezzi londinesi.
A cogliere il mio sguardo sono però i manifesti della fondazione Values.com. L’idea è quella di dare maggior spessore ai valori condividendoli, anche con casuali passanti. Sul sito si trovano moltissime parole che possono rappresentare ciò che ci può ispirare. Si può aggiungere il proprio contributo, raccontare una storia di ordinario eroismo oppure sbirciare dove gli stessi manifesti che vediamo noi sono diffusi. E tra cartità, giustizia e pace preferisco riportarvi qualcosa di piccolo, che ognuno di noi può fare, per se stesso o per chi ci è accanto: un sorriso.

ATTENDENDO LE OLIMPIADI 2012

Olimpiadi.
Strade riasfaltate di notte, segnaletica aumentata un po’ ovunque. Anche in zona 2, Dalston, sono arrivate le cartine che orientano turisti e londinesi fuori dalla loro area, indicando cosa c’è a distanza di 5- 10 minuti di cammino, incluso il mercato di Ridley Road, dove si possono comprare frutta, verdura, incensi e stoffe dai colori africani.
Volantini che segnalano il tracciato della torcia olimpica.
Polemiche sulle condizioni di lavoro degli addetti alle pulizie, polemiche sugli alloggi degli atleti e polemiche sulla cementificazione nella zona adiacente ai giochi.
Certo Londra non ha paura di rinnovarsi, lavori in corso sono sempre all’ordine del giorno, solo adesso sono elevati alle decima potenza.
Non serve leggere Chronicles of London, di un gentile anonimo, basta London: A Short History di Wilson per sapere che talvolta i rinnovamenti non funzionano proprio secondo le aspettative (passeggiate attorno al Centre Point di Tottenham Court Road Station se non ci credete).

Le lamentele sono un po’ per tutto: chi fatica ad arrivare al lavoro a causa della congestione dei mezzi di trasporto, chi ritiene che la lotteria per la distribuzione dei biglietti per le varie competizioni sia stata mal gestita, chi pensa che la zona di Stratford vivrà una vera e propria decadenza a partire dall’autunno, chi sostiene che la torcia passi troppo rapidamente e lo spettacolo non sia godibile, chi arriva da lontano per trovare costi esorbitanti… e poi c’è chi si gode il caos e i si godrà i giochi, magari sull’Iphone.

Io resto in attesa, in fondo: panta rei.

FINESTRE

Un anno di Londra. Quattro lavori e quattro case.
Un’avventura in ogni angolo del quotidiano.

Ho voglia di ricominciare a raccontare, a raccontarmi, a raccontare il mondo visto dai miei occhi qui ed ora.
Ed allora inizio con la cosa più semplice: la mia nuova casa.

E’ stato amore a prima vista, dicono mi aggirassi tra le stanze e il corridoio di ingresso con un’espressione raggiante e ripetessi ma non è finita.
In effetti era un cantiere. Diciamo che ho affittato due finestre, che vedete in foto, che a quanto pare mi stanno dando le energie per tornare a sedere davanti al mio portatile anche quando non ho qualcosa di urgente da sbirgare.

Ho affittato due finestre e la stanza ad esse annessa, comunicante con un’altra attraverso porte più o meno scorrevoli. Per raggiungere cucina e bagno devo passeggiare in corridoio.
Ho un’entrata laterale, accanto al Cinema Rio, ed una sulla strada principale, attraverso un negozio di abbigliamento da uomo.

Ho affittato una casa piuttosto vuota, ma proprio non mi va di far decidere al proprietario quali mobili necessito.
Aspetterò di trovare ciò che cerco per le strade di Londra. Ebbene sì, moltissimi lasciano ciò che non usano davanti alla propria porta un giorno o due prima di chiamare il servizio per la rimozione… e di solito per allora è già stato recuperato da altri.
Oppure troverò un sistema per utilizzare quegli scarti di legno che troneggiano accanto al cancello. Oppure qualcuno nella mia zona pubblicherà qualcosa di utile su freecycle, sito dove chi svuota casa o ufficio segnala ciò che sta per buttare e lo dona a chi sia disposto ad andarlo a ritirare.

Londra è anche questo: una casa da inventare e mezzi ecologici (ed economici!) per farlo.

IL GIORNO DOPO

Prima notte tranquilla a Londra dopo l’uccisione di Mark Duggan per mano della polizia giovedì 6 agosto 2011. E’ il giorno dopo e la ricerca della normalità si scontra con i cocci di vetro, di malcontento e di paura che non si riescono a raccogliere… le schegge bucano i guanti e la pelle e le soluzioni sembrano tutte inadatte…

Vetrina rotta a Camden Town

Tottenham, dove il tutto è iniziato, è uno dei quartieri più disagiati di Londra, molti pensavano sarebbe rimasto tutto circoscritto, che il problema non avrebbe scalfito la Londra normale, turistica, ricca e rispettabile… poi un autobus è arrivato in ritardo, un cinema è stato chiuso per precauzione, le telefonate si sono moltiplicate e l’angoscia è cresciuta “Voi lì state bene?”, una fermata del treno salta e dal finestrino i luoghi quotidiani si infiammano e le sirene strillano, giovani e giovanissimi gridano un disagio latente contro edifici, mezzi, persone e il mosaico si scompone in tutte le sue tessere, non siamo più tutti londinesi, c’è chi ha subito la crisi e tagli più di altri, c’è chi ha paura del futuro, c’è chi non si è mai integrato e dai giornali spuntano genitori spaventati dai figli, le gang e la parola riot rimbalza su tutte le bocche… e siamo tutti un po’ più svuotati, più poveri, più impotenti e pezzetti dei nostri animi cadono a terra ancora e ancora e non si lasciano raccogliere, perché è stata violenza contro tutti e non significa contro nessuno, ma contro ciascuno… e ricostruire non è solo spiegare 16.000 poliziotti in città… ma da dove si inzia il giorno dopo per non trovarci ancora qui?

Reading di autori italiani a Londra che parte dal blog dopotuttonet.wordpress.com e dalla passione di Roberto e Alessandro.
Appuntamento al Poetry Cafè di Covent Garden (Londra) sabato 2 luglio 2011 alle 19,30