Latest Entries »

IL GIORNO DOPO

Prima notte tranquilla a Londra dopo l’uccisione di Mark Duggan per mano della polizia giovedì 6 agosto 2011. E’ il giorno dopo e la ricerca della normalità si scontra con i cocci di vetro, di malcontento e di paura che non si riescono a raccogliere… le schegge bucano i guanti e la pelle e le soluzioni sembrano tutte inadatte…

Vetrina rotta a Camden Town

Tottenham, dove il tutto è iniziato, è uno dei quartieri più disagiati di Londra, molti pensavano sarebbe rimasto tutto circoscritto, che il problema non avrebbe scalfito la Londra normale, turistica, ricca e rispettabile… poi un autobus è arrivato in ritardo, un cinema è stato chiuso per precauzione, le telefonate si sono moltiplicate e l’angoscia è cresciuta “Voi lì state bene?”, una fermata del treno salta e dal finestrino i luoghi quotidiani si infiammano e le sirene strillano, giovani e giovanissimi gridano un disagio latente contro edifici, mezzi, persone e il mosaico si scompone in tutte le sue tessere, non siamo più tutti londinesi, c’è chi ha subito la crisi e tagli più di altri, c’è chi ha paura del futuro, c’è chi non si è mai integrato e dai giornali spuntano genitori spaventati dai figli, le gang e la parola riot rimbalza su tutte le bocche… e siamo tutti un po’ più svuotati, più poveri, più impotenti e pezzetti dei nostri animi cadono a terra ancora e ancora e non si lasciano raccogliere, perché è stata violenza contro tutti e non significa contro nessuno, ma contro ciascuno… e ricostruire non è solo spiegare 16.000 poliziotti in città… ma da dove si inzia il giorno dopo per non trovarci ancora qui?

Reading di autori italiani a Londra che parte dal blog dopotuttonet.wordpress.com e dalla passione di Roberto e Alessandro.
Appuntamento al Poetry Cafè di Covent Garden (Londra) sabato 2 luglio 2011 alle 19,30

UNA BUONA GIORNATA…

…inizia con un raggio di sole che filtra dalla finestra non troppo chiusa, con gli uccellini che sostituiscono la sveglia, con gli occhi gialli di un gatto che ti fissano, con una cascata di campanule viola, con una passeggiata a London Fields (il parco che devo attraversare per arrivare al lavoro a piedi) insieme a chi corre, chi gioca, chi dorme sull’erba e chi l’erba la taglia, chi pulisce, chi sistema i cassoni per la raccolta differenziata, chi dipinge strisce per giocare, chi fissa cartelli che indicano il prossimo mercato, chi pulisce quelli di divieto di sosta, chi ridipinge i pali della luce, chi consegna la posta, chi pedala veloce, chi ferma il traffico per far attraversare i bambini… ecco, sorridere alla vita certi giorni è particolarmente facile…

Tutti in video!

 Oggi The Telegraph strilla: Royal Wedding Live on YouTube! Il giorno del matrimonio tra Kate e William ci saranno svariati maxischermi in giro per la città per mostrare a tutti il lieto evento. Sugli autobus dei grandi smile ci invitano a sorridere perché siamo in onda… in area uno e due (le più centrali di Londra) ci sono telecamere a circuito chiuso a ogni angolo (le famose CCTV)  quindi tanto vale mettersi nell’ottica e fare bella mostra del nostro lato migliore… siamo tutti in video! Oppure possiamo ispirarci a Banksy, che non si sa come sia riuscito a creare questo piccolissimo graffito One Nation Under CCTV, proprio sotto lo sguardo vigile di una telecamera…

Raggi di quotidianità

La mia vita qui a Londra è un’avventura continua. Ogni giorno è una scoperta, c’è qualcosa da cambiare o da rifare, c’è un trasloco o un nuovo amico che bussa alla tua porta: insomma ogni scusa è buona per imparare!

Nell’agitarsi di questo vortice mi piace fermarmi per godere di alcuni piccoli raggi di quotidianità: una coppia di anziani alla fermata dell’autobus che si lamenta della scarsa frequenza lungo la loro tratta e accusa i recenti tagli di budget (a me ancora sembrano miracolosi i mezzi pubblici qui); lo scambio di informazioni e risate fra immigrati, le case costano meno lì, porta il tuo cv là, questa oyster ti conviene di più, con la nuova legge chi non è cittadino europeo e viene a Londra per studio può lavorare massimo 20 ore a settimana (cosa che non permette assolutamente di mantenersi), nel mio quartiere ci sono un sacco di servizi di supporto per persone con dipendenze varie, sotto casa mia c’è un pub dove si mangia a prezzi decenti e via discorrendo;  le difficoltà delle insegnanti di sostegno che per poter portare avanti dei programmi decenti devono essere pagate dai singoli quartieri perché dalla città o dal governo centrale non arrivano i fondi; le lotte fra gang (comunque è molto più sicuro di anni fa…), le creste, la musica urlata, i mercatini e la poesia delle chiuse quando rientro a piedi a casa passando da Camden Town;  l’effetto lucertola che un solo sprazzo di sole fa su tutti, con relativa corsa a cercarsi un angolino di marciapiedi, strada, parco, panchina per continuare a lavorare o studiare al sole; la musica itinerante in metropolitana e in un sacco di piazze e viette che ti accompagna mutando zona per zona; i discorsi sui trespolini allo Speakes’ Corner di Hyde Park e gli aquiloni della domenica; comprare il giornale di strada The Big Issue appena esce da uno dei tanti senzatetto che cercano con onestà di cambiare la loro condizione; le spiegazioni a tutto, perché la metro è in ritardo di qualche minuto, perché il biscotto in questo bar è così grande, date all’altoparlante o dal tuo vicino di fila…

La mia prima settimana

Carissimo,

ho compiuto la mia prima settimana qui a Londra. Il tempo passa veloce, sono accadute tante cose: ho cominciato la scuola, ho sistemato la mia casetta, ho fatto il colloquio per il National Insurance Number (una specie di codice fiscale che ti permette di lavorare qui a vita), mi hanno affidato a un medico di base nel  mio quartiere e ho iniziato a fare un po’ di colloqui per un lavoretto…

Il prossimo passo da buona cittadina è capire come funziona la raccolta differenziata: non tutti i quartieri la fanno, ma qui nel distretto di Camden sì, in alcune vie passano a ritirarlo davanti alla porta, tanto che ho incontrato qualcuno che porta a casa l’umido dall’ufficio per poterlo riciclare, ma non so se passano anche da me. Però ci sono dei piccoli cassonetti per differenziare, devo solo capire bene dove!

In questi giorni c’è il sole, una primavera meravigliosa fatta di uccellini che cantano, scoiattolini che scorrazzano, fiori che sbocciano e giacche abbandonate sulle panchine… aumentano le persone che fanno lunghi tratti a piedi e sulle bici (c’è un bike sharing incredibile), anzi, vado proprio a prendere un po’ di sole!

Lettera da Londra

Carissimo,

immagino non verrai a Londra e non spetta a me farti cambiare idea. Ho pensato di scriverti per raccontarti quelle stupiaggini che ti vorrei dire davanti a un bicchiere, al rientro… allora per non travolgerti con tutte le mie parole in una volta eccomi qui…

Sono a Londra! Vivo tra Camden Town e Kentish Town, in una via di negozietti di quelli che vendono di tutto un po’, proprio sotto la mia finestra c’è un alimentari dove si può anche ricaricare il telefono (e farsi aprire la porta di casa quando proprio la lite con la serratura si fa furiosa).

La vita qui inzia, con ritmi tutti suoi, tra l’istinto di tornare sempre attorno a Charing Cross Road (nemmeno io so perchè) e le fughe al parco in ottima compagnia. Vicino a casa c’è Hampstead Heath, una collina verde con campi da calcio e sentieri, da cui sommità si vede Londra dall’alto e dove volendo si può nuotare nei laghetti con papere e cani! C’è anche un mercatino di frutta e verdura coltivata in zona, ma sono passata il giorno sbagliato…

In questo momento ti scrivo dalla biblioteca di quartiere, che si trova a due minuti da casina… ho solo un’oretta di navigazione quindi ora ti saluto tanto, ma ti aggiorno presto con altre pillole di quotidianità londinese…

MANHATTAN DI MARE

piano a brooklyn Non ho mai visto una Manhattan così poetica come dal Bargemusic, con un bravissimo pianista che si cimentava in Schubert, l’odore dell’oceano che si sciacqua sotto il ponte di Brooklyn e le luci della città che decorano come un grande quadro le finestre di questa meravigliosa chiatta di legno.

Aria di festa

Verso sera si alza un venticello lieve che spazza via pensieri e turbamenti e porta odore di festa. La città inizia a farsi bella, quattro giorni dopo la notte con la luna più luminosa dell’anno le donne si preparano per celebrare Karwa Chauth, giornata di digiuno per augurare lunga vita e salute dei propri martiti. A sera offrono l’acqua alla luna attraverso il piccolo foro del karwa di coccio. Si indossano i saree più belli, i gioielli più preziosi, sulle mani compaiono complicati disegni all’hennè.
I rickshaw sono richiestissimi, tutti vanno in città a cercare nuovi abiti, decorazioni, fiori… sotto il sedile brandelli di una vita legata a doppio filo al proprio mezzo: sul rickshaw si dorme, si mangia, è il luogo di lavoro, a volte il bucato dell’autista sventola alle spalle dei passeggeri…

Sulle lore teste anche la città si fa bella: alla prossima luna nuova sarà Diwali, festa della luce. E allora festoni e lucine compaiono nei bazar, torri di bambù crescono in ogni strada, sotto i portici cominciano prove di musiche e danze tradizionali…

E due passi fuori città…

Uscire da Jaipur in direzione Agra. Bastano 20-25 km per incontrare accampamenti con migliaia di abitanti. Le case fatte di mattoni accatastati sono un lusso, la maggior parte vive in tende improvvisate con pezzi di plastica e stoffa trovati per strada.
Non c’è acqua. Non ci sono fognature. Non c’è lavoro, se non riprercorrendo a piedi tutti i 20-25 km fino alla città.
Le comunità che si costituiscono sono a loro modo legate, si dividono i compiti, l’assistenza ai malati e condividono i momenti di festa. C’è sempre una scusa per festeggiare in India.
Mentre il PIL cresce e l’India cambia posizione nell’immaginario di molti di noi, i più poveri vengono “spostati” dalle zone più ricche e belle ad aree dove ricostruirsi una vita è una lotta continua…

E ti accolgono sempre con un sorriso…

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.