Un anno di Londra. Quattro lavori e quattro case.
Un’avventura in ogni angolo del quotidiano.
Ho voglia di ricominciare a raccontare, a raccontarmi, a raccontare il mondo visto dai miei occhi qui ed ora.
Ed allora inizio con la cosa più semplice: la mia nuova casa.
E’ stato amore a prima vista, dicono mi aggirassi tra le stanze e il corridoio di ingresso con un’espressione raggiante e ripetessi ma non è finita.
In effetti era un cantiere. Diciamo che ho affittato due finestre, che vedete in foto, che a quanto pare mi stanno dando le energie per tornare a sedere davanti al mio portatile anche quando non ho qualcosa di urgente da sbirgare.

Ho affittato due finestre e la stanza ad esse annessa, comunicante con un’altra attraverso porte più o meno scorrevoli. Per raggiungere cucina e bagno devo passeggiare in corridoio.
Ho un’entrata laterale, accanto al Cinema Rio, ed una sulla strada principale, attraverso un negozio di abbigliamento da uomo.
Ho affittato una casa piuttosto vuota, ma proprio non mi va di far decidere al proprietario quali mobili necessito.
Aspetterò di trovare ciò che cerco per le strade di Londra. Ebbene sì, moltissimi lasciano ciò che non usano davanti alla propria porta un giorno o due prima di chiamare il servizio per la rimozione… e di solito per allora è già stato recuperato da altri.
Oppure troverò un sistema per utilizzare quegli scarti di legno che troneggiano accanto al cancello. Oppure qualcuno nella mia zona pubblicherà qualcosa di utile su freecycle, sito dove chi svuota casa o ufficio segnala ciò che sta per buttare e lo dona a chi sia disposto ad andarlo a ritirare.
Londra è anche questo: una casa da inventare e mezzi ecologici (ed economici!) per farlo.